Il racconto di sensazioni ed emozioni in un'escursione nel Supramonte di Oliena

Il filo dei Cuiles sul Supramonte di Oliena

Le tre valli di Oliena. Colture e allevamenti, fatiche e produzione per secoli. Testimoni i cuiles che annodano in un circuito immaginario Lanaitho, Badde 'e Lidone e Sovana

12/03/2016 16:27:00
matteo marteddu
Reporter Gold
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Anche Lanaitho è ancora assonnata. O almeno sembra di buon mattino. L’inverno qui rispetta flora e fauna. O forse deve fare i conti con la storia. E noi fendiamo la Storia di questo paesaggio immobile.

Quando gli archeologi sono andati a frugare dentro le grotte del “Rifugio” e “Su Guanu”, hanno sollevato millenni di polvere; custodivano tesori.
Riaffiorò il neolitico; epopea di genti che tra il fiume, le rocce bianche, lecci e lentischi sfidava la sorte e lottava per non scomparire.
Ruinas già più moderna e a qualche chilometro appena “Sedd’e sos carros”; architetture uniche della prima età del ferro, quando il culto delle acque assumeva tonalità sovrannaturali. Duemila anni, tra Grotta Rifugio e le testine zoomorfe di Sedd’e sos carros.

Chissà cosa è successo in pochi metri, ma in tanto tempo. Si sono intrecciate storie, si sono, nei momenti critici, invocate divinità; si sono, per una sorta di lavacro battesimale, immersi in quella vasca di trachite rosa; tutto è accaduto in secoli, oltre tremila anni da noi. Oggi, nelle brine mattutine, ci avviciniamo con rispetto sacro.

Da Su Gurruttone, protetti dalle cime di Monte Uddè e Fruncu Nieddu. Non esce Sa Oche dall’antro buio; anche le acque sono silenti sotto la montagna. E custodiscono ancora segreti, di millenni, Su Bentu; o fantasie e suggestioni recenti, di banditi irraggiungibili, Grotta Corbeddu.

Nella realtà attraversiamo la valle produttiva e operosa, legna e carbone, capre e filari di oliveti e vigneti. Per decenni si è consumata la storia di lavoro di generazioni di Olianesi. Si sono riappropriati delle loro terre; lontane le spade romane e racchiusa, nella sua inaccessibile dolina, l’epopea e l’intrigo di Tiscali; la sua narrazione sa di fascino e di misteri irrisolti.

Con Talo e Giuseppe riannodiamo il filo dei cuiles; punteggiano i costoni di calcare bianco e uniscono le valli. Non semplice la salita di Pala Tinzosos. Fa mostra di sé e racconta storie di fatiche cuile Helies Hartas. Le sue pietre di basamento, rami intrecciati, focolare, solitudine, asprezza di un lavoro lontano. Si seguono le indicazioni CAI ed Ente Foreste.
Duavidda svetta a separare le valli. Le rocce erose rendono duro il cammino. Grottoni, lavorio di sempre qui su, tra venti di tramontana e gocce di pioggia, guta cavat lapidem, da secoli e millenni. Sulla sinistra un lieve pendio; giù scorgiamo Badde Lidone. La pietraia sconnessa non agevola la discesa. La valle è stretta; una delle più suggestive nel territorio di Oliena. Verde di lecci, pareti scendono verticali dal Corrasi di Badd’e mandra e dai costoni a nord di Duavidda. Cuile Lidone, profuma ancora di frequentazioni di odori del pastore, di fatiche e di solitudini. Accende le fantasie, in quel focolare a cerchio, annerito come le pareti intrecciate di lecci e corbezzolo.

Non riusciamo a staccarci, eppure si va.

Sentiero stretto dentro la valle. Si attacca alle pendici del Corrasi anche Badde Pentumas. La attraversiamo perché dopo qualche metro si apre spaventosa e precipita giù, squarciando in due la montagna. Monumento cuile campos Barzos; apre la distesa di Sovana; la terza delle valli del lavoro e delle produzioni. Lambisce sas Seddittas e si fa chiudere dal picco di Cusidore. Evidenti le tracce della fatica; per arare, seminare, far scorrere forza, aggrapparsi al senso della vita, fino agli anni cinquanta gli olianesi hanno qui dissodato, accumulato, una ad una, pietre e sassi, liberato centimetri di terra, fatto germogliare grano. Sembra oggi non possibile, ai nostri occhi modulati sugli smartphon. Il filo delle tre valli, hanno retto l’economia di una comunità come quella di Oliena.

Filo annodato dai cuiles, uno dietro l’altro, nella discesa del sentiero CAI- 405: Cuile Ortini, Sa Vicu, S’Uscradu, cuile Pedrungianu.

E si chiude il cerchio delle magie, in un giorno d’inverno; a Lanaitho, la squadra forestale, in parità di genere, cura con professionalità la foresta di lecci, ancora nascente.